Che sia un nuovo taglio di capelli, un restyling casalingo fino ad arrivare ad un trasloco, l’esigenza è sempre la stessa. Rinnovare crea entusiasmo e nuova voglia di fare e, a volte, basta davvero poco per regalare una scintilla di positività. E, parlando di vino, una nuova etichetta e nome commerciale possono conferire ad una linea già esistente la linfa vitale del cambiamento. Deve aver pensato questo Tenute Orestiadi quando ha inaugurato una nuova linea di etichette introducendo nomi dall’antico sapore orientale. La qualità del vino è sempre la stessa, quella a cui l’azienda ci ha abituato; vini puri, sinceri e assolutamente rappresentativi del territorio in cui nascono. I 6 vini di cui parliamo oggi, 3 bianchi e 3 rossi, sono prodotti nel pieno rispetto della tradizione ed esclusivamente con l’utilizzo di vitigni autoctoni locali. I nomi scelti, invece, raccontano di popoli lontani, di antiche usanze e di una armoniosa filosofia senza tempo. Il risultato è un fraterno abbraccio tra la splendida Sicilia e tutto il mondo che la circonda e che ha contribuito, nei secoli passati, a farla diventare la grande Isola che tutti noi oggi amiamo e celebriamo. I nuovi nomi dei vini sono stati presi in prestito dalla lingua Sabir, un’idioma diffuso e parlato nel 1800 in tutti i porti del Mediterraneo; definita la “lingua franca del Mediterraneo” era composta da un vocabolario misto di parole di origine italiane, spagnole, arabe, catalane, siciliane, sarde. Questo idioma veniva utilizzato da tutti i commercianti del bacino mediterraneo come lingua universale e garantiva, pertanto, una piena comprensione e trasparenza dei traffici marittimi dell’epoca.

Partiamo, come fosse proprio una degustazione, dai vini bianco. Al Grillo Sicilia DOC viene assegnato il nome “Nissim”, antico appellativo che in lingua Sabir individua il fondamentale elemento dell’Aria. Vitale, leggera, impalpabile. Il vino è quello che già conosciamo; giallo paglierino luminoso e brillante, con intensi profumi caratteristici della macchia mediterranea uniti a sensazioni fruttate e floreali di tè verde e zagara. Pieno e morbido in bocca regala il calore della sua terra.

“Kemar” è il nome che è stato scelto per il conturbante e sensuale Catarratto Sicilia DOC. Un nome che, non a caso indica la luna, meravigliosa espressione della natura e simbolo, ormai da millenni, del più autentico romanticismo. Il Kemar è un vino luminoso e profumato, con le sue intense note di pesca, mandorle e zagare. Un vino che si pone in perfetto equilibrio tra la freschezza e la morbidezza e che consigliamo vivamente di accompagnare ad un ricco primo piatto della tradizione come le busiate al pesto trapanese.

Concludiamo questo breve giro tra gli autoctoni a bacca bianca con uno dei grandi vitigni siciliani per eccellenza: lo Zibibbo. Generalmente conosciuto ed apprezzato nelle sue versioni passite e dolci, questo vitigno si presta benissimo ad una tradizionale vinificazione secca. E questo Zibibbo Sicilia DOC che oggi porta il nome “Bahar” ne è la prova. Il nome deriverebbe dall’antico linguaggio Sabir e sta ad indicare il mare, meraviglioso emblema dell’isola dai mille contrasti. E con i profumi del mare e della macchia mediterranea si apre l’esame olfattivo del vino; un bouquet aromatico di agrumi, di pesca e di melone giallo. Il Bahar è un vino che racconta l’abbraccio sincero tra sapidità e morbidezza.

Passando ai tre vini rossi, prodotti esclusivamente da vitigni autoctoni siciliani, incontriamo per primo il Nero d’Avola Sicilia DOC oggi battezzato con il nome “Douar” che in lingua Sabir indicava il borgo, una piccola comunità che racchiude valori e ideali comuni, improntata sulla solidarietà e sul benessere comune. Un vino dal bouquet olfattivo ampio, elegante e minerale, con evidenti e piacevoli note di piccoli frutti del bosco e marasca. Morbido, equilibrato, armonico e piacevolmente persistente. Quali altri aggettivi utilizzare per descrivere un vino? Basta parole, qui occorre l’assaggio e una lenta degustazione.

Che dire del Perricone Sicilia DOC? Non a caso, in questa fase di restyling, Tenute Orestiadi ha deciso di rappresentare questo vino intenso e profumato con il nome “Adeni” che nella lingua franca sta ad indicare la più grande realtà, il Mediterraneo. Culla di antiche e prospere civiltà che da millenni hanno popolato queste coste gettando le basi del nostro sapere in tutte le sue sfaccettature. Un vino importante, quindi, quello che porta il nome del Mediterraneo, che si veste di riflessi violacei e che ci sussurra le note della macchia costiera e di spezie. Morbido e sontuoso, un vino senza tempo e per tutte le occasioni di convivialità.

Chiudiamo, infine, questo giro di danza tra vini siciliani con un benevolo e positivo augurio. Tenute Orestiadi ha scelto il vocabolo “Mazal” che significa “Prosperità” da associare al Frappato Sicilia DOC. Un vino elegante sotto tutti i punti di vista. Bello da guardare con il suo rosso rubino brillante, piacevole da “ascoltare” con il naso per le sue belle note fresche, fruttate e floreali e, infine, delizioso da assaporare per il suo perfetto equilibrio tra la trama morbida e la vivace acidità. Un augurio di prosperità e di felicità!

 

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